Passa ai contenuti principali

Se sei turista, sei disabile.

Nello sforzo necessario per ripensare strutture e servizi accessibili  per l'esperienza turistica di persone “con disabilità”,  sarebbe il caso di prendere coscienza che nessuno è escluso dal fare i conti con una propria disabilità quando veste i panni del turista, quando cioè si sposta per prendere contatto con
luoghi, eventi e persone fuori dal proprio mondo abituale.

Tutti, che lo vogliamo o no, in queste condizioni andiamo incontro a diverse mancanze di abilità; disabilità appunto.

Dalla mancanza di abilità a trovare il percorso per arrivare dove vogliamo - ad esempio quando la segnaletica non è aggiornata o addirittura inesistente - alla mancanza di abilità nello stabilire il momento che ci garantisca l'accessibilità - se ad esempio non si riesce a sapere l'orario di apertura o se è in corso una chiusura straordinaria del sito, del museo, del parco, ecc. -.
Se non conosciamo le condizioni di accesso alla risorsa, precipitiamo in una alienante disabilità, siamo non abili, impossibilitati da condizioni esterne a noi, che ci impediscono di fare ciò che nella normalità ci aspetteremmo legittimamente di poter fare.

Senza parlare della disabilità a comprendere una didascalia in una lingua diversa dalla nostra, o perché scritta con caratteri troppo piccoli o semplicemente perché assente!
Qualcosa di simile accade quando potremmo accedere a contenuti più completi e profondi e questi non sono accessibili se non in condizioni esclusive.
ESCLUSIVE, che parola disabilitante!

In questi casi (che evidentemente sono solo parzialissimi esempi) anche i "normodotati" sarebbero di fatto disabili, e molto spesso lo sono! Tutti noi, potenziali fruitori (almeno in teoria) delle risorse che sono lì teoricamente disponibili, proprio noi che potremmo apprezzarle come si dovrebbe, ci scopriamo privati di un diritto poiché mancanti delle abilità per conoscere, fare esperienza, apprezzare, godere  e condividere qualcosa di così importante, formativo ed edificante.

In questa prospettiva, sempre esistita ma forse poco considerata, andrebbero riviste tutte le scelte di organizzazione turistica.  Si comprenderebbe ad esempio che una scala o un passaggio angusto è un problema anche per una mamma con passeggino, che un bagno più largo è meglio anche per chi ha qualche chilo in più o è particolarmente atletico e muscoloso. Ci si sforzerebbe di sfruttare di più e meglio le nuove tecnologie per rendere disponibili contenuti nascosti, si renderebbe più coinvolgente ogni visita con musiche, racconti e immagini, magari adatte anche ai più piccoli che così inizierebbero ad innamorarsi di natura, arte e storia piuttosto che associarli a contesti per loro insignificanti e noiosi.

Facendo un serio sforzo di immedesimazione e valutando seriamente e a 360 gradi la user experience, verrebbero facilmente annullati o aggirati i limiti di tutte le disabilità, temporanee e non. Ogni risorsa turistica potrebbe garantire diverse modalità e livelli di accesso, in modo che ciascuno, qualunque fosse il proprio grado di abilità, potrebbe accedervi e fruirne nel modo a lui più adatto.
Il turismo potrebbe finalmente evolversi e la cultura, intesa in senso ampissimo, potrebbe davvero diventare un fenomeno aperto, trasversale, accessibile, democratico e libero da discriminazioni.
E si sa, quando cresce il livello della nostra cultura, cresce di pari passo quello della nostra storia.
Un buon primo passo sarebbe riconoscersi disabili.

Commenti